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Intervista ad Andrea Barducci

Un percorso verso la città metropolitana fiorentina: la super-provincia Firenze Prato Pistoia

Intervista ad Andrea Barducci, presidente della Provincia di Firenze
Firenze, 29.6.2010
a cura di Andrea Aleardi / ReCS

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La Provincia di Firenze, con il suo Presidente Andrea Barducci, ha avviato un’ampia discussione tra le istituzioni dell’area vasta fiorentina su nuovi possibili assetti amministrativi tesi a valorizzare la dimensione metropolitana. L’ipotesi che si fa strada è la costituzione di una “super-provincia” Firenze-Prato-Pistoia, proponendo un nuovo modello e una nuova proposta rispetto ai percorsi legislativi in corso, su cui costruire risposte innovative alle nuove complessità poste dal territorio.

  • Il progetto della “super-provincia” nello sviluppo dell’esperienza in corso sta per offrire un nuovo modello alle realtà italiane o può considerarsi un passaggio intermedio verso la città metropolitana delineata dalla Legge 42/2009?
Lo scopo e la finalità di ciò che per sintesi possiamo chiamare “super-provincia” è quella di individuare una modalità e un sistema di governance appropriato ad un sistema territoriale che ha una sua specificità, come quello della Toscana centrale nel territorio compreso tra le province di Firenze, Prato e Pistoia.
E’ un sistema territoriale se non omogeneo sicuramente molto interconnesso, difficilmente scollegabile per funzioni, per collocazione di sistemi produttivi, per filiere produttive (connesse alle politiche turistiche ad esempio) con molti elementi di complementarietà tra le diverse aree che compongono questo sistema complesso, sostenuto da alcuni macro dati esemplificativi: qui è concentrata la metà sia della popolazione sia della produzione del PIL dell’intera regione.
Una serie di implicazioni ci suggeriscono di abbandonare vecchi schemi, confini delle municipalità o della provincia per provare a navigare più in mare aperto.
Questo va ben oltre gli scenari delineati all’interno della legge 42/2009, prefigurando un sistema che obbliga tutta la filiera istituzionale a mettersi in discussione, al tempo stesso salvando l’autonomia dei comuni grandi o piccoli che la legge stessa in qualche maniera avrebbe invece rimodellato: il tutto naturalmente inserito in un sistema di governance un po’ diverso, da condividere per il vantaggio di tutti.
  • Come si può arrivare alla costruzione della “super-provincia” e soprattutto quali politiche, competenze e funzioni potrà assumere in un’ottica metropolitana?
Dal punto di vista della procedura istituzionali il percorso potrebbe essere relativamente semplice: la super-provincia è una provincia a tutti gli effetti, più grande di quelle precedenti, le cui competenze già sono scritte (ora anche nel Codice delle Autonomie), per cui si tratta praticamente solo di rivedere i collegi elettorali e procedere a nuove elezioni dato che non sono richieste modifiche costituzionali o altri passaggi legislativi particolarmente impegnativi. E quindi con il presupposto naturale di sciogliere le province precedenti, per sottrazione semplificando.
In termini di competenze, ferme appunto restando le competenze istituzionali delle province, è chiaro che si punta ad una accentuazione nel merito di alcuni temi: la programmazione territoriale, l’infrastrutturazione del territorio (che è indubbiamente il punto più delicato), la gestione dei servizi pubblici a rete, anche alcune competenze legate al marketing territoriale, alla produzione, alla qualità dello sviluppo. Si tratta di focalizzare su alcuni temi veri, molto concreti, molto impegnativi che potrebbero contraddistinguere questo nuovo livello di governo. Rispetto alla Regione questa dimensione toscana esprime ambiti territoriali ottimali, per ricondurre a questa super-provincia competenze come quelle dell’ATO dei rifiuti, del ciclo delle acque, quelle dei consorzi di bonifica, le competenze idrogeologiche.
  • I livelli di competenza regionale e quelli comunali: come si potrà collocare, rispetto al ruolo e alle competenze attuali, questo rinnovato ambito istituzionale?
Le due cose vanno tenute insieme ed il tema è quello della programmazione territoriale.
Si ritiene di poter meglio sostenere i comuni sul versante delle infrastrutture, pensando a quelle su ferro e soprattutto in termini di sistemi per la mobilità che sono sempre più complessi oppure su altri temi infrastrutturali come i sistemi per la grande distribuzione.
Forse un ambito di programmazione metropolitana potrà aiutare i comuni che non sono più in grado autonomamente di rispondere ad alcune richieste del territorio, nemmeno quelli più grandi, avendo bisogno di rivolgersi all’area vasta: ad esempio sul fronte dei rifiuti spesso non sono più sufficienti risposte dentro al confine comunale, in altri ambiti tutti insieme devono gestire un sistema complesso della mobilità che ormai proviene da Pistoia, da Lucca, dalla costa, da dove quotidianamente arrivano con modalità diverse studenti, professionisti, lavoratori. Questioni e livelli di coordinamento che i comuni già ora sono costretti a gestirsi tra di loro, con passaggi complicati, a volte anche pesanti, e su cui non sempre si trovano accordi soddisfacenti per gli enti e soprattutto per i cittadini.
Nell’ambito di una visione metropolitana si ritiene che un sostegno possa arrivare in particolare proprio su questi versanti, salvaguardando ovviamente tutti i livelli di autonomia decisionale dei comuni per intervenire sulle questioni propriamente locali come realizzare un Peep, un giardino o una scuola, in ogni caso che non richieda il coinvolgimento, il confronto ed il sostegno dell’area vasta.
  • L’area metropolitana fiorentina ha in questi anni sviluppato diverse esperienze di governance territoriale, primo fra tutti il piano strategico: quale contributo potranno portare alla costruzione di questa nuova architettura istituzionale?
Dal punto di vista delle scelte, la valutazione sulle precedenti esperienze di governance è certamente positiva, pur utilizzando strumenti forse ancora non così innovativi e non facilissimi da impiegare in nuovi contesti in evoluzione. Si sono potuti comunque affrontare temi complessi come la depurazione, lo smaltimento dei rifiuti, la mobilità su livelli molto impegnativi come nel caso dell’attraversamento per l’alta velocità e si è quasi sempre trovato un punto di connessione, pur nelle fragilità della politica e delle pressioni su di essa esercitate.
Ma la vera questione, che chiama alla necessità di nuovi percorsi, sono i tempi: si sono trovate le intese ma i tempi di risoluzione di quelle intese sono ormai insostenibili, in un mondo e in un’Europa che corre, di fronte ad una crisi difficile in cui il tempo non è più una variabile indipendente e dove occorrono altre velocità di reazione ai problemi.
La politica è certo oggi eccessivamente fragile, ma abbiamo comunque bisogno di un sistema istituzionale che acceleri e non moltiplichi i passaggi costituendo un punto decisionale unico, quando possibile; nella dimensione nazionale probabilmente la prima riforma da fare è disboscare la produzione legislativa.
Con un sistema istituzionale e legislativo semplificato il sistema potrebbe recuperare anche in termini di tempo per l’incisività degli politiche e delle azioni da attuare.
  • Il federalismo sta spingendo verso un ridisegno complessivo dei sistemi istituzionali e territoriali: come si colloca in questo quadro la vostra proposta?
L’esperienza di mettere insieme diversi livelli istituzionali e sistemi territoriali aiuta intanto a consolidare l’idea di lavorare insieme, nel paese dei mille campanili sempre più difficili da governare, semplificando e diminuendo i fronti aperti.
Questa è acqua buona, acqua utile e fresca che alimenta un disegno che va sempre più in una dimensione federalista cercando di coniugarlo quanto più possibile in positivo, ovvero valorizzando, secondo la nostra lettura, le specificità territoriali in un disegno di autonomia e di solidarietà.
In questo scenario c’è una realtà dell’Italia centrale che si sta organizzando, con una sua importante specificità, un punto di congiunzione ed un proprio modello di sviluppo. Si tratta di un modello basato su lavoro e produzione insieme ad un sistema di qualità del territorio capace di produrre reddito. La valorizzazione del prodotto tipico, il benessere diffuso, una crescita equilibrata del territorio hanno contribuito a costruire questo modello di sviluppo sostenibile ed in grado di produrre ricchezza per tutti. Non possiamo sapere se questo modello sarà sempre efficacie, ma il centro Italia sta oggi positivamente esprimendo questo.
Un’ultima considerazione in merito. Il federalismo lo costruiamo solamente facendo tutti insieme un passo avanti, superando alcune preesistenze che ormai stridono: in uno stato federale o siamo tutti a statuto speciale o non lo è più nessuno, nel senso che con tutti va condiviso, paritariamente e con le particolari specificità proprie di tutti, un cammino diverso.
  • La Provincia di Firenze è da poco entrata a far parte della ReCS, la Rete delle Città Strategiche: quali opportunità e quali impegni vi attendete possano emergere nel condividere un’esperienza collettiva tra istituzioni con vocazione strategica?
L’idea di essere parte in una rete è un valore ed una modalità in perfetta sintonia con il programma che sta tentando di sviluppare l’Amministrazione provinciale di Firenze, aprendosi all’opportunità di entrare in contatto con esperienze diverse, costruire reciproci arricchimenti nel senso della conoscenza e della circolazione di saperi, esperienze e buone pratiche. Farlo inoltre con esperienze italiane è di particolare soddisfazione, rispetto ad uno sguardo troppo spesso rivolto verso altri paesi dimenticando ciò che di positivo si fa quotidianamente anche nel nostro.
L’idea che si possa discutere in una rete di città strategiche italiane è molto stimolante per socializzare esperienze e situazioni che poi ognuno potrà maturare e declinare nel proprio contesto o anche attraverso possibili condivisioni e percorsi comuni. Significa essere in un luogo di confronto che mette a disposizione strumenti, studi, approfondimenti, ricerche e anche quindi idee per sostenere le trasformazioni in atto.
La Provincia di Firenze è molto motivata dall’adesione alla ReCS, anche in quanto prima provincia che entra a farne parte: c’è sicuramente spazio per lavorare, per fare molte cose ed anche stimolare, sperimentando insieme, l’aspetto creativo delle nostre istituzioni.



ReCS, luglio 2010 – www.recs.it
 
           
           
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