Intervista a Francesc Santacana
Il nuovo Piano Strategico Metropolitano di Barcellona
Intervista a Francesc Santacana, Coordinatore generale del Piano strategico dell'Area Metropolitana di Barcellona - PEMB
Cagliari, 18.02.2011
a cura di Andrea Aleardi / ReCS
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Francesc Santacana è stato Direttore del Plan Estrategic de Barcelona e con questa nuova dimensione metropolitana è chiamato a guidare il piano per fare della capitale della Catalogna una metropoli globale che guarda verso il 2020, rafforzando i rapporti con le città emergenti del mondo e le altre capitali del Mediterraneo, per promuovere sviluppo economico e sociale secondo i propri valori e fattori di competitività, primo tra tutti la sostenibilità.
- L’esperienza di pianificazione strategica a Barcelona è passata dalla città all’area metropolitana con uno sguardo sempre più largo di grande capitale europea. Come è cambiato l’approccio della pianificazione dalla città alla dimensione metropolitana?
E’ stato fatto un salto relativamente naturale. La pianificazione strategica è iniziata nel 1987 con una dimensione più urbana e poi la città e la sua economia sono cresciute. Dopo aver conseguito degli obiettivi del primo piano urbano siamo arrivati ad un momento in cui la città richiedeva maggior flessibilità per mettere in cantiere grandi progetti, che superavano in senso stretto il territorio di Barcelona e che necessitavano di poter contare sulla complicità delle altre città dell’area vasta attorno. Questa è una cosa che dal punto di vista economico è naturale e comprensibile, ma dal punto di vista politico ha richiesto un importante processo di condivisione dei parte dei sindaci di queste città. Oggi finalmente nel 2010 è stata formalizzata una legge che istituisce l’Area Metropolitana di Barcelona, come esito di un processo iniziato nel 2003 quando il sindaco Juan Clòs ha deciso di cambiare l’ambito della pianificazione strategica passando dalla città all’area metropolitana con un riconoscimento reale, al tempo ancora non abbastanza evidente.
- Barcellona è riconosciuta come un laboratorio per l’Europa. Questa esperienza è un modello che può essere esportato verso le altre grandi città europee o ritiene piuttosto che siate parte attiva e avanzata del modello di rete delle capitali metropolitane che fanno pianificazione strategica?
Crediamo che l’esperienza di Barcelona sia simile a quella di molte città d’Europa e non solo d’Europa come l’America Latina. L’esperienza è simile, il modello di pianificazione strategica consiste sostanzialmente nel partecipare all’esegesi economica e sociale attraverso la costruzione di una visione comune della città, riconoscendo che il governo istituzionale non è in grado da solo di dare risposta ai grandi problemi del modo attuale. Si deve attivare un collegamento tra la città ed il suo governo, dialogando, proponendo, definendo la sua visione per poi perseguire gli obiettivi e la loro realizzazione. Questo non è difficile dal punto di vista metodologico ed è facilmente esportabile come modello ad altre città. Visto che in questo momento le nostre città sono obbligate a competere ma anche a cooperare tra loro per fare fronte alle sfide della globalizzazione, crediamo che l’idea di fare rete tra città europee è una magnifica opportunità a cui dare supporto.
- Pianificazione strategica e crisi. Quali problemi e quali punti di forza avete riscontrato usando questo strumento, come ha potuto aiutare a superare la crisi o quali rigidità sono emerse con una forte programmazione?
Un piano strategico non è rigido per sua natura e per definizione, è prima di tutto flessibile. Forse la questione si può affrontare diversamente: come si può affrontare la crisi senza un piano? L’azione del mercato da solo non è in grado, come purtroppo vediamo dai numerosi esempi in tutto il mondo. In questi momenti la pianificazione deve mettere l’accento sui temi della disoccupazione, la creazione di occupazione nuova, la riconversione delle strutture economiche della città; pur essendo un tema molto difficile va affrontata la realtà anche a livello istituzionale avviando una nuova e diversa cooperazione. Diversa in quanto non entra in gioco solo la maggior complessità e composizione socio-economica, ma in quanto servono nuovi scenari di co-gestione, co-decisione, co-pianificazione, co-investimento, questioni nuove che la crisi ci sollecita, in una parola nuove prospettive di coesione.
- Qual’è il motore dell’esperienza strategica catalana? Quali le parole chiave come partecipazione, territorio, la propria storia recente, regionalismo?
Il motore iniziale è stato un sindaco, un leader politico, che ha creduto in un nuovo modello di sviluppo per la città. Senza un leader è molto difficile portare avanti un progetto così importante, soprattutto per creare coesione tra soggetti e genti portatori di interessi diversi, per delineare con chiarezza obbiettivi e percorsi comuni, un leader che faccia autorevolmente da arbitro. La pianificazione strategica è lo strumento ed il leader è il motore. Anche nella nuova dimensione metropolitana di Barcellona, che supera i ruoli dei sindaci, si dovrà trovare questa figura guida per accompagnare il nuovo processo.
ReCS, aprile 2011 – www.recs.it